Lombardia Europa 2020

Pubblicato mercoledì 4 dicembre 2019

L'opportunità europea contro gli squilibri territoriali

Intervento su La Stampa del presidente del Dipartimento Europa di ANCI Pacente

di Redazione Lombardia Europa 2020

mercoledì 4 dicembre 2019

Come si fa per ridurre lo squilibrio economico e sociale tra i territori? Come si fa per conciliare sviluppo e coesione economica, sociale e territoriale?


Pubblichiamo l’intervento di Carmine Pacente, apparso su La Stampa del 24 novembre scorso . Pacente è Consigliere comunale di Milano, presidente Commissione Politiche europee del Comune e del Dipartimento Europa di Anci Lombardia, membro designato del Comitato Europeo delle Regioni a Bruxelles

Nei giorni scorsi si è innescata una polemica sulle parole del ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, Giuseppe Provenzano. Molti giornali, infatti, estrapolando le parole pronunciate dal Ministro in un contesto più ampio e articolato, hanno riportato che Milano è una città egoista che non restituisce nulla all'Italia. L’affermazione ovviamente non potrebbe trovarmi d'accordo. Molti giovani che, come me, sono arrivati a Milano dal mezzogiorno e da ogni parte d'Europa e del mondo sanno benissimo che non è così.

Milano ha dato a molti di noi l'unica possibilità di crescere e di sperare in un futuro migliore, in una società - quella italiana - sostanzialmente feudale ove uno dei pochi ascensori sociali è garantito dall'appartenenza a nuclei familiari o dall'affiliazione a corporazioni di stampo, appunto, feudale: in politica, nell'università, nelle professioni e nei più svariati campi. Quindi siamo molto grati a questa metropoli che abbiamo scelto per studio, per lavoro o anche solo per amore.

Ma, in verità, io non credo che il ministro intendesse dichiarare quanto riportato dalla stampa ma che, al contrario, volesse porre l'accento su una questione molto più articolata e complessa: quella dei divari di crescita tra i diversi territori della penisola.

È una questione che mi appassiona molto e alla quale mi dedico da lungo tempo. Come si fa per ridurre lo squilibrio economico e sociale tra i territori? Come si fa per conciliare, invece, sviluppo e coesione economica, sociale e territoriale?

È un fenomeno che attraversa tutte le società occidentali e sul quale l'Unione europea ha investito moltissimo in questi decenni. La “novità” emersa di recente è che tale crescente divario non riguarda soltanto territori diversi ma anche le nostre metropoli: per semplificare non è soltanto un problema nord/sud o aree urbane/rurali ma è un enorme problema centro/periferia. La politica di coesione dell'Unione europea è la più grande politica di investimenti dell'UE. Essa assorbe un terzo dell'intero bilancio pluriennale europeo (MFF), è basata sul principio della solidarietà ed è finalizzata proprio a ridurre i divari di cui parliamo.

In che modo? Attraverso strumenti denominati fondi strutturali e di investimento europei (i cosiddetti “fondi europei”). Al fine di contrastare meglio gli squilibri territoriali, e in particolare quello nuovo e crescente che si registra nelle grandi aree urbane tra centro e periferia, nel 2016 è stata lanciata ad Amsterdam l'Agenda Urbana Europea: le Istituzioni europee e gli Stati membri hanno voluto così coinvolgere, a pieno titolo e per la prima volta, le aree urbane nel dibattito e destinare più strumenti e più risorse alle nostre città.

Gli strumenti europei sono numerosi e Milano, per esempio, li sta già utilizzando soprattutto per rigenerare quartieri di periferia ove il disagio economico e sociale è più evidente: ne sono esempi i quartieri Giambellino, Lorenteggio, Quarto Oggiaro, Corvetto.

Le grandi questioni sulle quali la politica dovrebbe finalmente interrogarsi e sulle quali invito il Ministro a porre l'accento sono:

1- Come mai, dopo decenni di ingenti investimenti europei (attraverso la politica di coesione e i fondi europei che da essa derivano) il divario territoriale in Italia continua a crescere?
2- Come mai gli indicatori registrano un arretramento complessivo del nostro Paese e non soltanto delle regioni meridionali ove il fenomeno assume dimensioni spesso drammatiche?
3- Come mai l'utilizzo dei fondi europei continua a rappresentare un problema sia dal punto di vista quantitativo (ritardi nella spesa) che qualitativo (registrato anche dall'Indice sulla Competitività Regionale recentemente pubblicato dalla Commissione europea)?

Non ritengo sia utile continuare a parlare di squilibri territoriali senza interrogarsi su come mai gli strumenti (anche europei), creati proprio per aiutare a superare il problema, in Italia funzionano poco o male. Bisogna accendere i riflettori su questa gigantesca questione e raccontare all'opinione pubblica cosa c'è che non va nel nostro Paese dopo oltre 20 anni.

Infine, se è vero che il divario cresce anche nelle nostre aree urbane (centro/periferia), non sarebbe il caso di interrogarci su come dotare le città di strumenti adeguati nella prossima programmazione europea 2021-2027?

Milano ha delle proposte concrete, discusse e approvate anche dal consiglio comunale per il sindaco Sala, e si candida a essere capofila su questa partita poiché è solidale e vuole il bene dell'Italia. Siamo sicuri che il ministro vorrà lavorare insieme a noi e lo invitiamo a venire presto a Milano, per confrontarsi e finalizzare il nostro lavoro di questi anni.

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